dic 05

Obama è il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Cosa ormai assodata, notizia vecchia. Tutte le osservazioni sull’elettorato, sulle scelte sbagliate dei Repubblicani, sulle regole della politica ancora una volta confermate dal grande circo americano diventano obsolete e noiose.

Unico appunto: i Democrats avrebbero vinto a prescindere, probabilmente se avessero candidato il vice di Obama Joe Biden con una maggioranza sia relativa che assoluta maggiore. Otto anni così neri sono troppi per tutti, anche per gli idraulici delle sperdute distese americane.
Ridimensioniamo il tutto quindi, questo Obama non è un fenomeno.

Ma…c’è un elemento di novità, il cui merito va agli esperti e strateghi del team democratico e che a noi può interessare in un’ottica di politica sia nazionale che locale.

Il fattore Internet si è rivelato fondamentale e forse determinante per Obama.
Gli aspetti interessanti a mio avviso sono due: il raggiungimento e la conseguente mobilitazione degli elettori (specie i giovani) e il fund raising (ah i $oldi sempre loro)

L’uso della rete ha quasi triplicato l’affluenza alle urne dei giovani compresi tra i 18 e i 29 anni. I Democrats hanno capito fin da subito quanto Internet fosse importante per la campagna e Obama è diventato prezzemolo in tutti i siti di social media. Con un solo click si è connesso con milioni di persone su MySpace, YouTube, Facebook, Flickr…sovrastando il buon vecchio Mc Cain.
A Obama il merito di aver arruolato già nel 2007 il cofondatore di Facebook, Chris Hughes, per creare un proprio social network che oggi conta più di un milione di iscritti. L’aspetto notevole è che attraverso questo sito gli elettori diventano protagonisti attivi perché ad ognuno viene data la possibilità di contattare e convincere nuovi potenziali elettori, promuovere la campagna e last but not the least…raccogliere fondi. Tutti possono diventare protagonisti visto che il monitoraggio che viene effettuatu produce poi una classifica del “buon sostenitore” in base alla quantità di attività svolta, coinvolgendo dal punto di vista emotivo qualsiasi sostenitore.

I soldi si diceva.
Quelli che servono poi per investire sui media tradizionali e convincere la vecchietta alla Jessica Fletcher nel Maine.
Attraverso il sistema sopra descritto si è generato un flusso a goccia che pian piano è diventato un mare facendo la differenza (alla fine i grandi imprenditori
e le lobby oliano un po’ tutti…). Tutti hanno contribuito con donazioni da 10 dollari magari reiterate e anche i meno abbienti si sono sentiti parte di.
Alla fine si può dire che Obama e i democratici abbiano sfruttato al meglio l’aspetto viral della Rete.

Ora pensate un po’…
Facciamo l’esempio di un’elezione locale…pensiamo che per una volta ci sia uno spazio per segnalare tutto ciò che va e che non va, in cui raccogliere idee, spunti, soldi e consenso…certo l’impatto numerico sarebbe senz’altro minore ma tenendo conto che i giovani italiani sono molto meno appassionati e coinvolti nella politica, specie quella locale (e spesso tenuti volutamente fuori dalla vecchia cricca o meglio establishment politico…altro tema sui cui ci si potrebbe dilungare per ore…) questo spazio potrebbe funzionare da motore per il loro primo coinvolgimento.

Inoltre nelle campagne locali non esistono professionalità in grado di guidare un candidato (basti pensare al disastro elettorale della Lia Sartori alle ultime comunali di Vicenza…) e il concetto di spin doctor* è ben lontano dai nostri Comuni…le informazioni raccolte diventerebbero quindi importante fonte di informazione per il candidato da un lato; dall’altro lo costringerebbero a misurarsi con nuove
forme di linguaggio e soprattutto nuove esigenze e aspettative.

Il tutto a favore di una democrazia e una politica migliori. Speriamo.

Dove vi può aiutare Bang Studio in tutto questo? Nella vostra strategia di comunicazione politica ovviamente :-)

*Spin doctor (Da Wikipedia): dottore del raggiro, manipolatore di opinioni; è un consulente politico esperto di comunicazioni, che può scrivere discorsi, essere manager di elezioni, portavoce di partiti, esperto di sondaggi, o al servizio dei governi. È anche indicato con il termine consigliere.

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